MATTAOIO n° 5 DI KURT VONNEGUT

L’intenzione di Vonnegut probabilmente era voler plasmare un romanzo che avesse nelle sue corde il senso del fantastico, dell’onirico come sublimazione e forza reattiva di chi deve ripartire dalle proprie macerie interiori.
Titolo più appropriato sarebbe “Così va la vita”, ripetuto come beat costante di tutta l’opera, tra fatalismo adolescenziale e casualità del destino.
Il luogo primigenio è Dresda ’45, contemplata dal sottosuolo, resa cenere da un bombardamento a tappeto che non lascia vita, neanche nei sopravvissuti. Humor nero e il sapore acre della guerra, ma soprattutto il Tempo, la cui formulazione sfugge ai canoni imposti.
Il Tempo le cui volgari ed inesistenti declinazioni, passato e futuro, coesistono, avvinte e perdute in un eterno presente. Il protagonista era e sarà, quindi è.
La memoria dell’uomo nell’immediato è il dolce frutto di un più che plausibile orientamento del romanzo verso la fisica quantistica, di cui è protagonista Bill Pilgrim, nome non casuale, il pellegrino, il viaggiatore, der suchend colui che cerca, osservando come un’unica istantanea, oltre i confini dei giorni, la propria esistenza.
Pilgrim, la cui inettitudine alla guerra è il segno distintivo, sfugge alla morte da codardo, prigioniero dei tedeschi. E sopravvive. La guerra è fuori, la guerra non è in lui, la guerra è di chi la desidera ardentemente senza motivo, questa la chiave di volta di ogni sua pagina. Sopraggiunge il ritorno ad una realtà fatta di ricoveri psichiatrici, erudizione alla letteratura fantascientifica di K.Trout, una vita familiare fatta di moglie e figlia, l’ennesima elusione della morte durante un incidente aereo, naufrago nel tempo e nello spazio, ancora prigioniero ma questa volta dei Tralfamadoriani lontani mille pianeti da qui, con impresso ben in mente il futuro. Fino al ritorno in un attimo a Dresda, del resto …Così va la vita. Così va la vita.

Fabrizio Franco